TAVOLI DI LAVORO

venerdì 9 settembre 2016

 

1. Archeologo subacqueo: chi è oggi costui

Lo statuto della disciolta AIAsub prevedeva laurea (quadriennale), brevetto sub (indefinito) e la partecipazione ad almeno 5 campagne di scavo subacqueo dopo la laurea.

Da allora l’università è cambiata, il MiBACT è cambiato (e sta cambiando!), mentre la subacquea ricreativa si è frastagliata in più scuole. Quali potrebbero essere oggi i requisiti minimi per definirsi archeologo subacqueo? Su quali presupposti formativi può essere riconosciuta questa figura Quali i requisiti minimi che la PA dovrebbe richiedere?

 

2. Nozione di paesaggio archeologico sottomarino e delle acque interne: strumenti normativi, tutela e ricerca.

Anche se abbiamo coscienza dell’esistenza e della specificità del paesaggio subacqueo, le difficoltà inerenti alla sua tutela sono quasi totalmente ignorate dal legislatore e non fanno eco ai progressi che tale nozione ha avuto fuori acqua: un comitato dovrebbe costruire un incontro, all’insegna della multidisciplinarità, con proposte provenienti da varie discipline e orizzonti geografici, alfine di definire sia la nozione naturalistica di paesaggio subacqueo, sia la nozione ancora più complessa di paesaggio archeologico/storico subacqueo, alfine di proporre ai livelli nazionali delle direzioni di tutela specifica.

 

3. Comunicare l'archeologia subacquea: la sfida degli addetti ai lavori per una corretta divulgazione.

La generale democratizzazione dell’informazione innescata dalla diffusione dei nuovi media e delle reti sociali e partecipative sta cambiando oggi il modo di comunicare l’archeologia subacquea: si raggiungono più persone, ma si ingigantiscono al tempo stesso errori, imprecisioni e falsi miti. Questo tavolo di lavoro intende esplorare possibilità e limiti dei nuovi canali di comunicazione e stimolare la discussione sul loro corretto utilizzo, e sul ruolo che in questo potrebbero o dovrebbero giocare i professionisti dell’archeologia subacquea.

 

4.  Valorizzazione in situ: opportunità e limiti nel rendere fruibile il patrimonio archeologico sommerso 

Gli ultimi decenni anni hanno testimoniato una sempre crescente attenzione verso gli aspetti che riguardano la valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale subacqueo. In questo la Convenzione UNESCO ha giocato un ruolo fondamentale. Le attività volte alla fruizione e valorizzazione del patrimonio sommerso appaiono ben comprese e accettate a livello teorico, ma risultano indeterminate per quanto concerne linee guida, best practices e standard che possano rendere efficaci questi sforzi gestionali e di tutela.